Piste ciclabili e mattoni che si raffrescano da soli: che cosa si può costruire con quello che avanza dalla lavorazione della pietra

I primi risultati della ricerca che Assograniti VCO cofinanzia con il Politecnico di Torino. Dal materiale fine, oggi senza sbocco, si ricavano impasti che si possono estrudere e stampare; da quello grossolano, blocchi e conglomerati.

DOMODOSSOLA – Ogni cava e ogni laboratorio che taglia la pietra produce anche materiale minuto: polveri, fanghi, pietrisco. È la parte che non diventa lastra e che va gestita e ottimizzata in un’ottica di economia circolare. La ricerca che Assograniti VCO cofinanzia da un anno con il Politecnico di Torino prova a trasformarla in qualcosa che si possa utilizzare concretamente nelle infrastrutture e negli edifici.

I primi risultati, presentati in occasione del 25esimo di Assograniti VCO, indicano due strade, che dipendono dalla dimensione dei granelli.

Il materiale più fine, mescolato con altri componenti minerali e una soluzione che ne innesca la presa, fornisce un impasto che si può spingere attraverso un ugello. Tradotto: si può stampare in 3D, strato su strato, come fanno le stampanti che costruiscono elementi edilizi. Il materiale più grossolano si presta invece a conglomerati, blocchi, unità modulari.

Le piste ciclabili. Un utilizzo allo studio è quello nelle pavimentazioni per piste ciclabili, assumendo come riferimento casi realizzati con materiali differenti, come il progetto di riqualificazione delle aree verdi del Parco del Valentino a Torino: strato drenante in pietrisco da scarto di lavorazione del granito, tappetino di usura in conglomerato con legante alcali-attivato in alternativa ai leganti cementizi. È una tipologia di opera pubblica che assorbe volumi significativi di materiale e che ricorre nella programmazione di molte amministrazioni.

I mattoni freddi. La seconda applicazione riguarda blocchi da costruzione la cui struttura interna, fatta di celle, trattiene acqua e favorisce il raffrescamento per evaporazione. È una linea di ricerca che negli ultimi anni ha attirato attenzione internazionale per il condizionamento passivo degli edifici e che va nella direzione di un maggiore efficientamento energetico. Al Politecnico sono state realizzate le prime prove di stampa con le miscele ricavate dagli scarti lapidei.

Il passaggio successivo è verificare le formulazioni fuori dal laboratorio, in un contesto produttivo reale: su questo sono in corso di definizione accordi con aziende esterne.

Dietro la ricerca c'è anche una ragione pratica. Nelle gare d'appalto pubbliche valgono ormai i Criteri Ambientali Minimi, che chiedono di documentare che fine fanno i materiali lungo tutto il loro ciclo di vita. Poter dimostrare che lo scarto di lavorazione rientra in un impiego, invece di essere un residuo, è la condizione perché la pietra del Verbano Cusio Ossola venga utilizzata in una parte crescente delle opere pubbliche.

Il percorso di ricerca è triennale e si svolge nel dottorato Design e Tecnologia. Persone, ambiente, sistemi del Politecnico di Torino, con il gruppo SintesiLab: responsabile scientifico il professor Marco Zerbinatti, dottorando Davide Nonis. 

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Marmomac, Assograniti VCO al confront fra i distretti italiani della pietra

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